L’Eco della memoria

paradiso-inferno-aldilaDa un po’ di tempo Leo si sentiva stanco ed esaurito. Lui che da quasi quarant’anni faceva il correttore di bozze, vedeva tutto quello che lo circondava in termini di qualcosa da controllare o sistemare nell’ortografia o nella sintassi. Era più forte di lui. E’ per questo che girava sempre con la penna nel taschino pronto alla correzione da effettuare anche al volo su un cartello piuttosto che su un manifesto, su un’etichetta di acqua minerale piuttosto che su un graffiti murale. Lui pazientemente si fermava e lasciava il suo contributo.
Poi una notte, quando era ormai sulla soglia della pensione, nel sonno passò a miglior vita. Se ne accorse perché ad un certo punto sentì una voce stentorea e vibrante che gli proveniva dal petto che gli chiedeva:
«Chi sei tu?»
«Sono Leo Caetani» rispose lui con timore.
«Io qui non ho nessun Leo Caetani. Ho piuttosto un Leo Gaetani.»
«Ci deve essere un errore» fece prontamente Leo per deformazione professionale.
«Probabile» esclamò la voce dubbiosa «ma devo controllare. Bisogna vedere se è un errore di codifica nel senso che sei proprio tu il nuovo arrivo, ma il nome è sbagliato oppure è proprio questo Leo Gaetani che doveva arrivare qui al posto tuo.»
«Come mai è così buio, qui?» si sentì di chiedere Leo cercando di orientarsi.
«Buio? Oh scusa… è che devo fare sempre tutto da solo…» Con un glang assordante si accese la Luce.
«Ma è tutto bianco! Non si vede nulla. E tu dove sei?» protestò Leo che si volgeva attorno senza scorgere il suo interlocutore.
«Non ha importanza. Comunque meglio bianco, che buio, non trovi?»
«Credo di sì. Ma quanto tempo ci vorrà per fare questo controllo?» chiese Leo che ben conosceva le lungaggini burocratiche.
«Tempo? Qui non esiste il tempo almeno come lo concepite voi. È tutto perfettamente immobile nell’eterno presente.»
«E tu chi sei?»
«Sono l’Eco della tua memoria. Una reazione della tua mente che cerca di razionalizzare quello che razionalizzabile non è. Io in realtà non esisto.»
«In che senso? Allora come mai ti sento?»
«Te l’ho già detto è solo il riverbero del tuo cervello che non si arrende alla morte e cerca di darsi una spiegazione che non c’è. Questo che ti circonda è semplicemente il Nulla. Che ti aspettavi di diverso? Gli angeli? I santi? San Pietro con il mazzo di chiavi? Suvvia siamo seri…»
Leo dovette fare una smorfia indecifrabile perché la voce continuò:
«Ehi, ma adesso però non fare quella faccia. Senti… disattiverei volentieri la consapevolezza che hai di te, ma bisogna attendere le modalità tecniche, è complicato spiegarlo, e comunque solo dopo che avrò accertato la tua esatta identità, il disguido con il Gaetani, intendo.»
«Non puoi fare più in fretta? In fondo la colpa è vostra se c’è stato un errore.»
«Fai presto a parlare tu… guarda che ho altri 12.765 mondi cui badare! Anzi 12.766. Uno è stato è creato proprio in questo momento. Bisogna che consulti un po’ di archivi, chiedere in giro, fare qualche riunione…»
«Va bene, allora aspetterò» fece rassegnato Leo mentre sentiva la voce acquietarsi dentro di sé. Era sorpreso, ma anche disperato, impaurito oltre che arrabbiato. Pensò anche che il destino gli aveva giocato un gran brutto tiro considerato che aveva trascorso tutta la vita a correggere gli errori degli altri. «E che succede se doveva morire Gaetani al posto mio?»
Nessuno rispose, lo circondava un oceano infinito di latte.
«Ah… dimenticavo» disse ancora la voce dentro di lui all’improvviso. «Quasi quasi scordavo la Luce accesa. Scusa, ciao.»
E un buio impenetrabile gli si parò davanti.
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16 pensieri su “L’Eco della memoria

  1. …mmmmh… secondo me, gli serve una segretaria… o un gestore di rete diverso, o un contatore con portanza superiore… e si gli collassa qualche mondo? :-))
    ciiiiip!

  2. è buona abitudine risparmiare sull’energia elettrica.. meno male che io di buone abitudini ne ho poche e, almeno il BIG BUIO me lo potrò evitare.. magari molto casino, calzini fuori posto, libri, una luce di abatjour..

  3. il surreale e il “metà tà fusikà” sono più che mai i destrieri che ami cavalcare in questo periodo, continuando ad essere uno splendido cavaliere della parola, complimenti anche per la vignetta; hai mia post@, g.

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