Le utopie del vivere…

Era una giornata tiepida, di intimorita primavera, e Oreste, l’oste del Bar del Cinghiale, a Lughi, ne aveva già approfittato per sistemare i tavolini sulla piazza. E l’uomo era lì, seduto proprio ad un tavolino poco distante dal mio: era impettito, rigido, con due baffi sottili e lunghi. Sembrava uscito da un quadro risorgimentale per quella sua faccia fuori moda, antica, segnata dai buoni principi e dalle utopie del vivere. Dalle espressioni del viso e dalla sua gestualità si comprendeva benissimo che stava rimproverando aspramente i due ragazzi che gli sedevano accanto. Spezzettava la brioche con misurata rabbia facendone piccoli bocconi; poi si azzittiva per quell’attimo che gli era sufficiente a consentirgli di accomodarli delicatamente in bocca; quindi riprendeva con durezza e severità il suo rimbrotto che non sembrava avere mai fine. I due ragazzi erano pallidi, ammutoliti, mortificati per quel diluvio di parole. Mi ricordò il mio professore di greco del liceo, tanto che pensai che quelli fossero i suoi studenti anche se il luogo e l’ora rendevano più plausibile fossero piuttosto i suoi figli. Poi, proprio mentre l’uomo si stava portando alle labbra la tazza calda del caffellatte, un piccione intraprendente, partito da lontano, cabrò su quel tavolino per arrestarsi a poco centimetri dal piatto con i resti della brioche. Forse il volatile calcolò male la manovra di atterraggio perché finì con l’assestare un forte colpo d’ala al volto dell’uomo che, spaventatosi, si rovesciò addosso il liquido bollente spostando all’indietro la sedia che cadde rumorosamente. I due ragazzi iniziarono a ridere a crepapelle come se avessero risposto all’unisono a un comando. Sciolsero in quel riso scomposto tutta la tensione accumulata fino a quel momento. L’uomo, invece, se ne rimase in piedi, con la camicia imbrattata di caffè che gli gocciolava sulle scarpe: la sua credibilità si era frantumata in quell’improbabile schiaffo assestatogli dal piccione. Gettò allora con stizza il tovagliolo a terra dando un calcio alla sedia; e senza neppure voltarsi attraversò tutta la piazza sino a sparire.

25 pensieri su “Le utopie del vivere…

  1. Ciao briciola che belle che sono le tue storie, mi piacciono davvero tanto.
    La mia zietta è anche carina se fai tutto quello che vuole lei ed è anche generosa, ma accidenti ha un carattere terribile e nonammette che glialtri possano essere diversi da lei…
    Grandissimo bacioblu e buona giornata

  2. Grazie, briciola.Ogni volta che apro il tuo blog mi affiora un sorriso, si respira un’aria così linda nel bellissimo ed essenziale template. C’è stile, che non è cosa da poco. Saluti alla mucca, un sorriso anche a lei.

  3. A proposito, Giuseppe (cioè il riccio) è spuntato dal suo letargo, più cicciotto e più affamato che mai. Ieri sera contendeva il piatto ad un gattaccio spelacchiato, un autentico hobo, un randagio che io contribuisco a far sopravvivere. Il gatto alla fine si è seduto in disparte, rassegnato, mentre il riccio si abbuffava, letteralmente seduto dentro al piatto. Poi se ne è andato per i fatti suoi, zampttando su quei quatro stecchini rosa, dondolando il suo pancione.

  4. Ha ragione GRM, in mezzo a queste tue storie così taglienti ci sono davvero delle espressioni poetiche: per esempio la “intimorita primavera”, e così via.
    Sempre bravo!

  5. grazie per il tuo saluto…mi mancava un pò… :))Ora è tardi, è già mezz’ora che dico al Kevin che lo porto a fare una passeggiata…Ripasso domattina a leggerti con calma…o più tardi…Buonanotte

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