Il lisiodonte

«Cosa altro c’è ancora?»
«Oh, Signore, scusami se ti disturbo. In questo meraviglioso giorno della Creazione ho potuto notare che in cielo volano splendidi uccelli colorati e canterini che è una gioia vederli e ascoltarli. Tutto è veramente estasiante e stupefacente, complimenti davvero. Ma mi stavo chiedendo: come mai io non ho le ali?»
«Perché non è previsto che il lisiodonte le abbia: accontentati di quello che hai.»
«Certo, o mio Signore, sarà senz’altro così come tu dici. Tuttavia ho anche potuto osservare che il mare è ricco di pesci, di tutte le fogge e dimensioni. Sfrecciano liberi e felici nell’acqua immensa e profonda. E’ uno spettacolo magnifico osservarli e contemplarli, lasciano esterrefatti. Però non posso far a meno di domandarmi: come mai io non ho le branchie?»
«Semplicemente perché il lisiodonte non deve averle. Non ne hai bisogno stando sulla terra.»
«Va bene, d’accordo, ma non ho neppure denti forti e resistenti, come quelli dei castori, che mi possano consentire di costruirmi una casa con gli alberi; non ho neppure la forza e gli artigli dell’orso per abbattere con una sola zampata i miei avversari, né la capacità del serpente di stritolare le prede…»
«Sì, forse hai ragione. Probabilmente con te sono stato un po’ troppo severo.»
Il lisiodonte riacquistò subito il sorriso. La bramosia aveva riempito di riflessi indefinibili i suoi occhi. «Dunque, facciamo così» disse Dio meditabondo «infonderò nella tua anima una scintilla divina perché possa diventare immortale ed eterna: questo farà in modo che tu ti possa distinguere da qualsiasi altro animale a prescindere da quello che hai e da come sei fatto. Sarà molto più importante quello che sei; dominerai la terra con la tua intelligenza e le tue utopie, potrai discettare di filosofia, di politica e persino d’amore. Non solo, ma ti darò anche un altro nome, più importante, degno del tuo nuovo rango: d’ora in poi ti chiamerai Uomo.»
«Grazie, mio Signore. Sei troppo buono con me.»
«Lo so e so anche che me ne pentirò. Ehi, aspetta! Dove credi di andare?»
«So che hai un mucchio di cose da fare…» rispose l’Uomo che aveva già preso il sentiero per scendere a valle con ben altro passo rispetto a quello che lo aveva portato sin lassù. «Mi stavo giusto avviando per lasciarti finire in pace l’Universo.»
«Non avere fretta. Io ti ho appena dato un’anima eterna, ma ora ti devo dire cosa devi fare per meritartela.»
«Meritarmela? E cioè?»
«Non devi rubare, non devi uccidere, non devi desiderare la donna d’altri, non devi fornicare, non devi…»
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11 pensieri su “Il lisiodonte

  1. E’ la parola “bramosia” che ti ha fregato…. parola giusta per una giusta identificazione, ma che svela l’arcano subito! Io forse ci sarei girata intorno di più, avrei aspettato un attimo. E avrei intrecciato nel finale la “maledizione”……. !!!
    Sempre maledettamente piacevole leggerti. Un beso Luna

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