Il Melo e il Contadino (prima parte)

“Cos’è quel quaderno, Phil?”
“Un quaderno dove scrivo tutte le favole che mi racconti…”
“Ma va?!?”
“Sì, così quando anch’io sarò grande e avrò un figlio, potrò raccontargliele.”
“Beh… potresti invece inventarle tu, a tua volta… come faccio io.”
“Hai ragione… ma le tue sono già belle e pronte!”
“Ma non hai mai avuto voglia di scriverne tu qualcuna?”
“Qualche idea ce l’avrei, in effetti, ma è ancora un po’ vaga…”
“Magari un giorno potremmo metterci insieme a buttarla giù e vedere che succede…”
“Sarebbe bellissimo zio.”
“Non sono tuo zio!”
“Certo zio, come vuoi tu. Allora cosa mi racconti?”
“La storia di un albero e di un contadino.”
“E’ fantastico. Ho proprio l’illustrazione di un contadino che va a trebbiare il grano…”
“Ma perché… ci metti anche le illustrazioni sul tuo quaderno?”
“Sì, certo! Viene più bello!”
“Non c’è dubbio…”
“E per l’albero ho la figura di una bella quercia carica di ghiande…”
“No, la quercia non va bene: l’albero della storia è un melo. Ci vuole un albero da frutto sennò non funziona.”
“Va bene cercherò meglio tra le vecchie riviste…”
“Allora, sei pronto?”
“Prontissimo!”
“OK, allora si parte.”

Tanti anni fa, proprio al limitare di un campo di grano, si ergeva nodoso e asciutto un vecchio Melo che, con la sua fronda, pur diradata, assicurava riparo a numerosi nidi di uccelli.
Ma l’albero non era felice: era infatti stanco di osservare, da quando era nato, sempre lo stesso paesaggio e, soprattutto, non ne poteva più di quella vita statica e noiosa.
“Io son nato albero per sbaglio” sospirava il Melo triste con i rami che quasi toccavano terra “dovevo nascere uccello migratore, così avrei potuto girare il mondo e vedere tante cose belle. Oppure avrei potuto nascere gazzella e correre libera per la savana. O ancora avrei potuto essere una farfalla e volare di fiore in fiore e sentire i mille profumi della natura beandomi dei tanti paesaggi di questa terra. E invece mi tocca star qui, giorno dopo giorno, notte dopo notte a far parte, contro la mia volontà, di un immutabile e monotono panorama, senza poter far altro che aspettare una vecchiaia peraltro già vicina! Quelle colline laggiù, infatti, sono sempre le stesse, gli altri alberi attorno a me, pure, anche le case non mutano mai il loro aspetto. Che noia infinita!”
Poi, un giorno, il Contadino, che si trovava a passare di lì per trebbiare il grano maturo, sentita la pianta lamentarsi per l’ennesima volta, le disse:
“Non è il paesaggio che deve cambiare, ma tu nel tuo intimo, nel tuo essere albero: sei tu che dovresti essere diverso guardando con occhio sincero il tuo cuore. Non devi pensare che la tua vita possa essere migliore o differente per il solo fatto che cambino le cose che ti circondano. Nulla è più duraturo di un mutamento interiore che venga dalla consapevolezza di quello che sei e che vorresti essere.”
“Appunto!” gli rispose testardo il melo “io non voglio essere ancorato a questo insulso suolo. Non voglio essere un albero. Più chiaro di così.”
“Va bene….” le disse allora sereno il Contadino che aveva compreso come la pianta non avesse per nulla recepito il suo pensiero “siccome è da molte stagioni che ti sento piangere sulla tua sorte, ho deciso di aiutarti: ho una proposta che ti potrebbe interessare.”
“Ah sì, quale?” chiese incuriosito il Melo protendendo i rami verso l’uomo.
“Ho ascoltato quello che ti sarebbe piaciuto fare nella vita. Ebbene, poiché sono lustri ormai che non mi dai più frutti, benché avresti potuto farlo, potremmo stringere un accordo: se riempirai i tuoi rami di belle mele succose, io ti impresterò, per un giorno, le mie gambe, cosicché tu potrai gironzolare dove vorrai per conoscere un po’ i dintorni. Che ne pensi?”
“Davvero, faresti questo per me?” domandò stupefatto l’albero entusiasta.
L’agricoltore annuì sorridendo.
“Sei stato fino a qualche anno fa un albero da frutto stupendo e mi hai dato tanti bei raccolti. In fondo ti meriti un po’ di svago.”
“Sì hai ragione” convenne il Melo “forse ultimamente non ho più fatto il mio dovere di darti tanti buoni frutti, e me ne dispiace molto, ma devi sapere che mi sono impigrito proprio perché mi annoio tanto. Non si prova alcuna soddisfazione a lavorare in un ambiente così privo di emozioni e di stimoli. Non succede mai nulla qui e tutto é sempre uguale a sé stesso.”
“Bene, vedi allora che la mia proposta viene a proposito?” chiese insidioso l’uomo “se ci pensi bene, dunque, non hai nulla da perdere: un bel po’ di mele da una parte ed una bella sgambettata dall’altra!”
“Sì, ci sto!” rispose il Melo che non stava più nella corteccia “darò fondo a tutte le mie energie e ti donerò tante mele quante tu non hai mai pensato di poterne avere da me.”
“Intesi” fece il Contadino brandendo un ramo come per sigillare il patto “bada bene, però, che potrai possedere le mie gambe una giornata soltanto perché di più non sarà possibile.” 
“Non preoccuparti, saprò stare ai patti, se tu farai lo stesso!”

8 pensieri su “Il Melo e il Contadino (prima parte)

  1. Briciola, a me il tuo blog fa paura. Non è possibile che esistano sulla stessa terra e nello stesso istante una persona che gioca con i blog tipo costruzioni lego come te ed una che va in confusione solo ad accenderlo, il pc, come me……

  2. veramente un bel blog. purtroppo non ho il tempo di leggere tutt i tuoi post, ma prometto che lo farò. cercherò di linkarti anche se non sono molto pratico

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