La macchia

Oggi al bar del Cinghiale la discussione verteva sul paranormale, su fantasmi e spiritelli vari. Io mi assaporavo il mio ‘cucciolo’ divertendomi a sentire le battute e gli aneddoti più o meno incredibili o strani. Il vociare che si stava facendo era quasi assordante, segno questo che l’argomento appassionava molto.
“Spero che a voi non capiti mai quel che è successo a me!”
La voce, grave e pacata, che si era imposta sulle altre, era quella di Palmiro, quello del prosciuttificio Longhi & C. Queste parole destarono subito l’attenzione di tutti, perché Palmiro è uno che parla poco e malvolentieri.
“Orsù non farci stare in ansia!” disse il marchese (decaduto) Porzio Li Mondi Crespi facendo volteggiare buffamente la mano “dicci!”
Seguì un lungo silenzio. Poi Palmiro ingollò con un rapido movimento della testa un chiaretto profumato della zona.
“Come sapete, ho comprato tre anni fa, una casetta appena fuori Lughi… Ebbene, è successo che a luglio di quel primo anno, il 21 per l’esattezza, sul muro a ovest della casa, proprio davanti all’ex fienile, una bella mattina è comparsa una larga chiazza di venti centimetri di diametro a circa un metro da terra. Chiamai subito l’idraulico perché in quel punto passano i tubi del termosifone. L’idraulico, dopo alcune verifiche, mi disse però che non poteva essere il riscaldamento perché l’impianto era vuoto non essendo stata ancora messa in funzione la caldaia. E poi, mi precisò, non poteva neppure essere acqua quella, perché la macchia sul muro di tufo era troppo scura. Pensai allora al tubo del gasolio. Forse il quel punto passava la condotta che portava il gasolio dalla cisterna alla caldaia.”
Palmiro fece un’altra pausa. Il silenzio era totale, quasi solido, tanto che si sentivano alcuni bambini che vociavano al di là della piazza.
“Chiamai allora il caldaista che tuttavia mi assicurò quasi subito che non poteva essere neppure il gasolio. Il tubo passava sì a quell’altezza, ma era molto più interno. E poi, mi chiarì, non poteva essere carburante in quanto non ne aveva l’odore. Io subito ci rimasi male, come deluso, poi cominciai a preoccuparmi visto che la gora si stava pure allargando. Nel pomeriggio, sono andato quindi a riprendere il mio cane. Gli avevo fatto fare la toilette completa, rasatura, bagno, trattamento antipulci… il solito insomma che faccio fare ogni tanto alla mia Lolly. Portata a casa, lei ha gironzolato per un po’ attorno alla casa e poi si è fermata di colpo davanti alla macchia. Da quel momento ha cominciato a emettere una sorta di ululato lamentoso che le si strozzava in gola, poverina. Roba da far accapponare la pelle.”
Seguì la terza pausa; il marchese, forse spazientito per quelle continue interruzioni, ordinò a Oreste dell’altro chiaretto per Palmiro che sembrava quasi in difficoltà nel proseguire il racconto.
“Mi venne allora in mente di guardare nelle carte del rogito della casa per poter risalire al progettista. Lasciai il mio cane che guaiva accucciato sotto la macchia in uno stato che avrei detto di prostrazione e andai a parlare con l’architetto. Mi accolse cordialmente, anche se era domenica. Sembrava finanche mi aspettasse. Tanto che andò dritto al punto riferendomi, che durante la costruzione della villa, un operaio, tale Achille Sori, il 21 luglio di tre anni prima, era rimasto schiacciato da una pala meccanica contro il muto ovest della casa. Dopo l’incidente si scoprì che il Sori, una persona gioviale e generosa, non aveva famiglia, né parenti o amici, sicché fu per lui fatto una funerale a spese del Comune. Insomma un uomo vissuto solo per tutta la vita e morto senza uno straccio di affetto. Ringraziai l’architetto. Se anche sapevo quel che era successo, l’esser venuto a conoscenza dell’incidente non risolveva il mio problema. Decisi allora di parlare con don Remo, il parroco qui di Lughi. Gli spiegai che sul muro di casa mia c’era una macchia, probabilmente di sangue, che si estendeva ogni ora di più. Pensavo francamente che non mi avrebbe creduto e che mi avrebbe trattato in malo modo dal momento che è noto che io non ci mangio assieme ai preti; invece è stato molto gentile, tanto che mi disse che, a volte, le anime del Purgatorio hanno strani modi per attirare l’attenzione dei vivi. Magari hanno solo bisogno che si preghi per loro o che ci si ricordi della loro anima.”
“E poi che è successo?” dissero quasi all’unisono i gemelli Pani.
“E’ successo” disse Palmiro con una voce oramai fioca “che mi son fatto indicare dove Achille Sori era stato sepolto. Ho portato dei fiori e ho fatto ripulire la tomba che si trovava in completo stato d’abbandono. E ho anche pregato.”
“E la macchia?”
“La macchia al mio ritorno dal cimitero era già sparita e il mio cane aveva ripreso a scodinzolare con l’allegria di sempre.”
Palmiro si versò dell’altro chiaretto la cui trasparenza mandava riflessi rosa e verde chiaro.
“Da quel giorno mi son preso l’impegno di far tener pulita la tomba dell’operaio in modo che un fiore fresco non manchi mai. E il 21 luglio di ogni anno, vado a trovarlo. Ora mi occupo io di lui. Non è più solo.”

14 pensieri su “La macchia

  1. Commoventissima storia senza sbavature, chissà se vera o inventata,… fà parte di tuoi frammenti sotto il campanile di Lughi? Che bello come si “raccontino” i fatti in paese , un’ alone quasi di favola li avvolge, ben altrimenti in città, dove a malapena ci si conosce.A questo riguardo Bricciolanellatte e Gerdenia fate coppia…..maestri nella narrazione di amenità con punte di mistero di provincia….

  2. Stupendo!…mi fa venire in mente mia madre che, anni fa, andando a portare i fiori sulle tombe dei suoi, ha scoperto in un angolo la tomba di un bambino, ormai abbandonata -perchè non ci sono più neanche i suoi genitori- e l’ha ‘adottata’..così dice lei…baci LUC

  3. Amico mio, mi stupisci sempre di più. Ormai mi ripeto, la scorta di complimenti è finita….ma tu continui a essere troppo bravo. Ti devo anche dire che le tue vignette sono splendide: bello il disegno e sempre folgorante il contenuto. Hai mai pensato a pubblicarle e non sole le vignette? Un abbraccio. percival

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