Compagni di scuola

Un mese fa, mi trovavo, come sovente mi accade, al chiosco di Tito, a Lughi, a controllare le ultime uscite delle riviste di informatica, quando sentii alle mie spalle:
“Ehi, ciao, come stai?”
Un uomo distinto, con elegante soprabito cammello e un cappello borsalino in testa, aveva fermato una donna dall’aria trasandata, con capigliatura incolta e una sigaretta in bocca il cui fumo le dava noia agli occhi.
“E lei chi sarebbe, mi scusi?” disse la donna che cercava di divincolarsi dal guinzaglio del cane che le si era attorcigliato tutto attorno alle gambe.
“Come, non mi riconosci Emma? Sono Guido, Guido Spiacciaùti, eravamo compagni di banco alle medie…”
“Oh sì Guido…” ripetè quasi meccanicamente la donna guardando, stralunata, il suo interlocutore “…e già, compagni di banco…”
“Ti ricordi? Con la professoressa Rosati, quella con la dentiera malferma che, quando si arrabbiava, sputava in continuazione, quante risate…”
“Oh sì, sì… quante risate…”
“E adesso tu che fai? Io mi son messo a far l’avvocato.”
“Oh niente, vado in giro con il cane…” disse lei evanescente.
“No, dico cosa fai nella vita. Ti sei sposata?”
“Oh niente, vado in giro con il cane…”
“Io mi sono sposato, invece, ma non ho figli… così èla vita! Ma ti trovo bene, Emma!” mentì l’uomo spudoratamente.
La donna guardava l’avvocato con molto interesse, con la testa un po’ reclinata da un lato, come se stesse cercando di ripescare quell’immagine nella nebbia fitta della sua memoria.
La discussione continuò ancora per un bel po’. Anche se in modo per nulla brillante. Quindi l’avvocato disse:
“Beh, mi ha fatto davvero piacere rivederti. Ti avevo perso di vista, pensavo ti fossi trasferita in città.”
“Sì, sì anche a me, ha fatto piacere, tanto tanto, amico mio…” rispose Emma dondolandosi un poco con tutto il corpo.
In un impeto di affetto, Spiacciaùti, la baciò allora sulla guancia. Emma rimase perplessa e immobile. Sembrava che dei bellissimi ricordi, in passato, avessero unito quell’uomo a quella persona.
Poi ieri, per una di quelle coincidenze buffe che alle volte la vita riserva, mi trovavo ancora davanti al chiosco di Tito che però era chiuso. Stavo aspettando ‘Gi: mi aveva chiesto di accompagnarlo a comprare un regalo per la nipote che si sposava.
Emma era davanti a me. Con il solito cane che pareva divertirsi a girarle attorno per immobilizzarle le gambe. E all’angolo della via, come se avesse ubbidito ad un ‘ciac, motore, azione’ sbucò all’improvviso, a passo svelto, l’avv. Spiacciaùti: come la volta precedente, appena vide la donna, le si avvicinò cordiale:
“Ciao Emma, è proprio il destino che ci fa incontrare di nuovo… posso offrirti un caffè?”
La donna lo squadrò dalla testa ai piedi e, con la sigaretta penzoloni tra le labbra, farfugliò:
“E lei chi sarebbe, mi scusi?”

12 pensieri su “Compagni di scuola

  1. secondo me lei è troppo fuori di testa. non sta fingendo di non conoscerlo, è che non ha memoria a breve termine. o anche: lui è pazzo e lei lo asseconda. stamattina non ho molta voglia di dare un senso preciso alle cose. interpreto. male forse. ma interpreto. 😉 hy em_

  2. Mi e’ piaciuto il tuo racconto ,mi ricorda quelli bellissimi e un pò surreali di Vittorio Zucconi… Continua a lasciar cadere per noi le tue briciole, nel latte di questo blog….. Con simpatia,Spiritellamatta!

  3. Veramente bravo!
    complimenti… sai una cosa: da quando ho iniziato a lavorare ho perso l’abitudine di scrivere e di leggere con la stessa frequenza dei tempi della scuola e dell’università. Con il Blog un pò questa voglia sta tornando e mi piace sempre più!
    Grazie per la visita al Rollerblog, un abbraccio.

  4. Beccato: elementari non medie (..la maestra). Scherzo ovviamente. Con te spero di potermelo permettere. Vorrei sedermi al caffè di Lughi a osservare lo svolgersi dei tuoi teatrini. Buona serata. Percival

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