Un’abitudine compositiva che contribuisce a dare spessore e profondità allo scritto è la precisazione terminologica. Siamo immersi in una realtà ove ogni cosa che ci circonda ha un suo nome distintivo e determinato. Optare per la generalità terminologica piuttosto che per la sua specificità significa assegnare superficialità alla narrazione rendendola meno incisiva, poco credibile o artefatta.
In altre parole un albero non è solo una pianta: è piuttosto un frassino, un olmo cipressino, un pino silvestre, una paulonia; ogni albero ha inoltre caratteristiche vitali proprie, un suo portamento e colore, un certo tipo di foglia tanto che il vento tra i suoi rami produce suoni particolari e non altrimenti confondibili. Così un cavallo non è solo un animale, ma è un berbero, un lusitano, un appaloosa o anche solo un baio, un morello o un sauro; gli insetti non sono semplicemente una farfalla o qualcos’altro (di fastidioso) che vola o cammina, quanto piuttosto una falena, una dorifera, un’ape legniauola, una fillossera; lo stesso vale per gli oggetti di uso comune come un mattone (pieno, rosso, di argilla…) o un’auto (un Rav4, un duetto, una Lancia Aurelia..) o per gli strumenti di un muratore (un frattazzo, una cazzuola, un trabatello…) per fare solo alcune brevissime esemplificazioni. Privilegiare l’indistinto e l’indifferenziato è come far riferimento al genere umano parlando solo di uomini o donne ignorando che Carlo è diverso da Giulio e Anna da Barbara.
Questo non vuol però dire che si debba sempre e comunque essere specifici nell’utilizzo dei termini, quanto piuttosto che si debba esserlo ogni qualvolta lo scritto dimostri di richiederlo e conseguentemente di arricchirsi di senso e nello stile. Così nella frase: la ragazzina salì rapidamente sull’albero alla ricerca di uova di uccello (le avrebbe poi tirate a scuola avesse dovuto difendersi) migliorerà nel suo insieme (quantomeno nella sua eleganza) se useremo termini più adatti e appropriati come: la ragazzina salì rapidamente sulla quercia alla ricerca di uova di capinera… La differenza appare minima, ma la verticalizzazione di significato è notevole. Il lettore non immaginerà più un albero qualunque, bensì proprio una quercia, con tanto di foglie lobate e ghiande, con la maestosità e la forza che una simile pianta può trasmettere, né immaginerà uova di merlo o di ghiandaia, ma quelle piccole (adatte alle mani di una bambina) verdine e macchiettate della capinera (specie magari diffusa proprio nella zona dove la protagonista vive).
Bisogna però fare attenzione, d’altra parte, a non esagerare nella terminologia, utilizzando parole cioè inusuali e troppo particolari per quanto esatte. Anche qui la ricerca di un equilibrio e di proporzionalità (oltre che di pertinenza) all’interno della frase è essenziale. Scrivere: la ragazzina salì rapidamente sulla quercus pyrenaica alla ricerca di uova di capinera detta anche usignolo delle Canarie diverrebbe un inutile e vuoto sfoggio di erudizione con un effetto disastroso sull’esito finale.
L’utilizzo ‘tecnico’ di termini richiede quindi, quasi sempre, uno studio dedicato, a monte, a ciò che si vuole scrivere. Una volta scelte la trama del racconto e la relativa ambientazione, è necessario un approfondimento delle tematiche introdotte non solo per non commettere errori marchiani, ma anche per usare parole scientificamente esatte e precise.
Se si ambienta la storia nella casa di un contadino, piuttosto che nell’autogrill di un’autostrada, se si scrive di un fatto accaduto nel periodo del rococò francese piuttosto che nello spogliatoio dei Miami Dolphins è necessario documentarsi su ciò che può essere presente in queste locazioni peculiari e su ciò che invece non potrebbe sicuramente trovarcisi. Affermare per esempio che un carrettiere nel primo medioevo sta mangiando un piatto a base di patate significa commettere un risibile errore storico dal momento che questo ortaggio fu introdotto in Europa (proveniente dalle Americhe) sono sul finire del Cinquecento.
Se si effettuerà quindi un buon lavoro di contestualizzazione della storia l’effetto stilistico ne trarrà sicuro giovamento potendo contribuire a radicare nella realtà la tua narrazione assegnandole autorevolezza e autenticità.
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Mi piace ciò che scrivi, come lo scrivi, la semplicità fusa con l’esattezza non è cosa da poco…
Come maestra elementare cerco sempre di appassionare i miei alunni alla lettura, e tramature le loro emozioni in disegni o scritti…
Mi saranno utilissimi tutti i tuoi consigli! Ne farò tesoro! Grazie!
Il mio periodo non è dei migliori… ma proprio in questi giorni sto provando a rielaborare dei progetti che vorrei iniziassero con la mia futura seconda classe elementare!
Ti auguro una buona giornata e ti ringrazio del tuo passaggio tra le mie pagine…
Patrizia
La progettualità è un ponte sul futuro; è una promessa fatta a se stessi che dà una direzione, soprattutto quando il cuore non ne ha.
Felice di esserti stato utile. La didattica mi ha sempre affascinato.
Una grande consolazione, stasera, scorrere questo succoso breviario lessicale. Grazie.
mfr
Grazie a te per avermi fatto visita