1. – Perché il nick Briciolanellatte?
In un primo momento avevo pensato di usare come nick la sola parola ‘briciola’, in quanto mi piaceva il riferimento a qualcosa di semplice, ma anche di essenziale e utile come il pane. Volendo raccontare fatti ed episodi della vita di provincia – che ha, di suo, uno stile di vita dai ritmi lenti e pazienti che ricordano appunto la preparazione del pane (come si faceva un tempo) – mi pareva quindi abbastanza indicato. Poi mi sono reso conto che era anche un termine piuttosto generico, non sufficientemente individualizzante e, tutto sommato, abbastanza confondibile con altri nick o altri nomi comuni (un mio amico ha chiamato ‘Briciola’ il suo golden retriever).
Ho pensato allora alla briciola di pane fresco che cade nel latte quando si fa colazione (magari con un generoso strato di marmellata fatta in casa) in un momento che è sì di relax, ma anche di congiunzione tra la presa di coscienza di sé dopo l’incoscienza del sonno e la concretezza della giornata ancora tutta davanti.
Mi è quindi venuto in mente briciolanellatte e mi è piaciuto.
2. – Di cosa trattano i tuoi racconti?
Principalmente, come scritto nella precedente risposta, della vita di provincia. Di quello che accade nei paesini dove l’esistenza sembra essere più semplice (per quanto molti problemi ci siano anche lì) e più vicina e attenta ai valori umani e sociali (dai un’occhiata agli Amici di Poggiobrusco e dintorni).
Per meglio orientarsi suggerisco di dare un’occhiata anche alla cartina stradale.
3. – Se nel nick compare la parola ‘briciola’ che è di genere femminile, questo vuol dire che sei una femmina?
Assolutamente no. Sono un maschio. Ed è una delle poche certezze che ho.
Non fatevi trarre in inganno da quella a finale di Briciola. In fondo Luca, Andrea o Nicola, non sono nomi maschili? E poi lo stesso termine ‘latte’ non è forse maschile? Pertanto non scrivermi commenti del tipo “sei dolcissima” e “sei molto aggraziata” e non inviarmi e-mail che iniziano con “Cara Briciola, sono un ragioniere di Vigevano, sono single e pieno di buone intenzioni, mi piacerebbe tanto invitarti a cena…” perché non attacca. Mi piacciono le donne (e solo quelle). E neppure poco.
Inoltre “Briciolonellatte” suonava davvero male…
Qualcuno ha anche scritto che sono troppo in gamba per essere un uomo. È un giudizio (che mi fu espresso peraltro da una donna) che ho trovato più inquietante che curioso.
È da quando ho aperto il blog, insomma, che ‘lotto’ simpaticamente con questo frequente e comune equivoco tanto da convicermi che sia oramai una battaglia persa, ma era comunque giusto parlarne qui.
4. – Briciolanellatte si scrive maiuscolo o minuscolo?
Si scrive maiuscolo perché non è una cosa, ma un nick. Tu scriveresti il pollaiolo, zizou, zorro, il cavaliere? (lo so, quest’ultimo non è un nick, però sembra tanto…) Briciolanellatte, inoltre, si scrive esattamente così come lo si legge, tutta una parola. La dicitura ‘Briciola Nel Latte’ ‘BricioleNelLattE’ o ‘bRIciola Nel laTTe’ o tutte le altre possibili e infinite variazioni schizofreniche (che ho letto qua e là su diversi blog in tutti questi anni) sono da considerarsi, ahimè, scorrettissime.
Se avessi voluto scomporre quest’unica parola in quelle che la formano lo avrei fatto nella testata della homepage dove invece forma una parola unica. Se un vostro amico si chiamasse ‘Guastatatela’ o ‘Bevilacqua’, scrivereste ‘Guasta La Tela’ o ‘Bevi L’Acqua’?
Comunque le storpiature del nick, devo ammettere, sono divertenti. Da qualche parte ho letto un ‘Briciolanellanotte’ tanto da ‘vedermi’ in calzamaglia e mascherina nera a volteggiare sui tetti con il favore delle tenebre. Un altro blogger, invece, ha scritto un ‘Braciòla nel latte’ che mi ha alquanto sorpreso. Mi è rimasta infatti la curiosità di sapere cosa mai potrà mangiare a pranzo quel tipo se a colazione si sbaffa una braciola di maiale oltre tutto nel latte.
In conclusione: la corretta grafia del nick ora la conosci… per cui scrivilo pure come ti pare, basta che mi vieni a trovare per leggermi.
5. – Perché hai aperto un blog?
Per dar sfogo alla mia passione di scrivere. È anche un modo per sperimentare la scrittura.
Il blog mi serve inoltre anche da terapia, come prodotto omeopatico. Il mettere nero su bianco le proprie idee a volte è utile per chiarirsele, per gestire in modo razionale le emozioni più ingombranti, oggettivandole e distanziandole.
Penso anche ci sia un’insopprimibile componente narcisistica di fondo nel gestire un blog, ma non credo sia un qualcosa di necessariamente negativo.
6. – Come fai a inventare sempre nuove storie?
Non lo so esattamente: è un processo che ancora mi sorprende.
Quando ero bambino avevo molta fantasia, poi crescendo, per fortuna, mi è rimasta.
7. – Per scrivere il post, in prima battuta, usi carta e penna?
No, scrivo sul notebook (unMacBook Air) ma spesso uso anche il Mac (un iMac per la precisione) il mio primo grande amore di computer che ho ‘scoperto’ nel lontano 1988 (allora ero possessore di un ‘medioevale’ Macintosh SE) quando avere un Mac significava essere considerate persone eccentriche e snob.
Ciò che mi ‘ruba’ però, mediamente, più tempo, non è tanto la costruzione della trama del post, che in quanto fatto creativo è poco più che istantaneo, ma è la cura per la forma, di cui sono perennemente scontento. Fino a quando il testo non scorre ‘liscio’, in modo che si legga tutto d’un fiato, non lo pubblico.
8. – Le vignette le disegni tu?
Sì. Le ho volute inserire nel blog per dare risalto, per contrasto, ai post e viceversa. Vignette e post trattano infatti di argomenti diversi: le une sono di satira (o almeno ambirebbero a essere tali) gli altri sono racconti di vita (o quasi).
9. – “Visto che fai tu le vignette, potresti disegnarmi un ‘crinofanteperca per il mio blog ’, un animale fantastico che ho sognato una notte di mezza estate durante un terribile mal di pancia?” Oppure: “stiamo ripubblicando la Divina Commedia con illustrazioni che sostituiscano quelle ormai superate di Gustavo Dorè, ti andrebbe di aiutarci?”
In realtà le mie vignette sono piuttosto elementari e i miei disegni sono alla portata di chiunque sappia tenere in mano una matita. Non sono in grado di disegnare cose complicate. Ho risposto?
10. – Ma chi è quel ‘Gauss & C.’ che compare nell’intestazione della vignetta?
È un personaggio pressoché sempre presente nelle prime serie delle vignette (‘A tutto Gauss’, ‘Semi di lattuga’) già pubblicate in cartaceo.
Era il personaggio, in perenne lotta con la tartaruga ‘Uga’, cui sono molto affezionato ma che poco si attagliava con il nuovo corso (i personaggi non ‘parlano’ della loro vita come accadeva un tempo, ma di satira). Ogni tanto però, ultimamente, sta ricomparendo.
11. – Anche gli aforismi li hai scritti tu o li hai copiati da qualche parte?
No, anche gli aforismi sono farina del mio sacco.
12. – Quali sono le tue letture preferite?
In ordine rigorosamente alfabetico, gli autori che hanno contribuito a formare (chi più, chi meno) le mie ‘radici’ culturali (insomma i miei crediti di cultura o, come dicono ‘quelli che sanno’, i miei crediti di formazione) sono (in neretto quelli più significativi, cui ho collegato un link per un eventuale approndimento): Allende, Ammanniti, Apuleio, Baricco (lo so, molti, a questo punto, storceranno il naso, ma non ho mai capito perché) Beckett, Benni, Borges, Buzzati, Calvino, Camilleri, Camus, Campanile, Carver, Cassola, Catullo, Chandler, Chesterton, Coe, Coelho, Connelly, Dick, De Beauvoir, Eggers, Fallaci, Faulkner, Fitzgerald, Garcia Marquez, Garnett, (L.) Goldoni , Hamingway, Herriot, Ionesco, Jerome, Kafka, Landolfi, Lorca, Lovercraft, Mathews, Maupassant, Maraini, McCarthy, McEwan, Montalban, Neruda, Niffoi, Orwell, Paramo, Pavese, Pennac, Picouly, Pirandello, Poe, Prévert, Quéneau, Robbins, Rodari, Roth, Safran Foer, Salinger, Salgari, Saramago, Sartre, Scerbanenco, Sciascia, Sedaris, Sepulveda, Sgorlon, Skarmeta, Shakespeare, Steinbeck, Süskind, Svevo, Tabucchi, Tamaro, Trevor, Vargas, Verasani, Verga, Wilde, Vonnegut, Winterson, Yehoshua.
Per un’occhiata invece alla ‘mia’ biblioteca domestica (ancora in fase di allestimento) clicca su –> aNobii
13. – I tuoi hobbies?
Ovviamente scrivere e poi (attualmente) il giardinaggio, leggere (tanto), andare al cinema, praticare tai-chi chuan, comporre puzzle senza schema, ascoltare musica (dall’hard rock dei Led Zeppelin alle sinfonie concertanti di Mozart, dal rock prog dei Gentle Giant alla musica barocca di Telemann), giocare a scacchi, suonare (la chitarra), disegnare (fumetti), viaggiare, cucinare, fotografare, l’informatica (anche sviluppare programmi), camminare in montagna, imparare sempre cose nuove.
14. – Di che segno sei?
Sono un bilancino con ascendente bilancia (sono nato il 29 settembre, per cui ora non hai più scuse: devi per forza farmi gli auguri quando sarà il momento).
15. – Posso mandarti uno dei miei racconti o il cassetto con dentro il dattiloscritto del mio fantastico libro di epica medioevale o la poesia struggente che ho scritto alla mia morosa quando per l’ennesima volta si è rifiutata di vedermi o la mia opera omnia in sedici volumi contenenti le mie stringate contemplazioni circa il raro fenomeno della carta da parati che si asciuga nella prima notte di plenilunio estivo, così mi ci dai un’occhiata e mi dici cosa ne pensi? Magari poi mi pubblichi il tutto sul tuo sito?
Il blog non è a contenuto libero, ma pubblica solo racconti: i miei. Se dovessi pubblicare le opere di altri autori snaturerei completamente la filosofia del sito. Inoltre il mio lavoro non è quello di critico o di editor o di promoter di testi. Come risposi una volta a una persona che mi chiedeva di pubblicare un suo elaborato sul mio sito, io, al momento della creazione di questo blog, per dare continuità allo stesso oltre che uniformità di genere e coerenza di struttura, mi son dato delle regole precise cui attenermi. Una di queste è quella di voler pubblicare sempre e solo racconti di un unico autore. Il blog, in altre parole, non è stato pensato come un’antologia di opere di scrittori vari (ci sono sul web tanti blog collettanei di questo tipo), ma è espressione di un determinato autore e del suo ambiente. Qualsiasi eccezione, anche pregevole, creerebbe dissonanze e incongruenze che gli stessi lettori finirebbero per non apprezzare.
Infine sono un pessimo critico. Preferisco di gran lunga che siano gli altri a criticare me piuttosto del contrario. Anche perché gli scrittori sono molto permalosi in relazione a quello che ‘partoriscono’. Anche se cinque minuti prima fanno la ruota per avere una critica spassionata da te, cinque minuti dopo hanno deciso di non salutarti neppure più perché gli hai contestato un aggettivo.
16. – Posso chiederti delucidazione sulla grafica dei templates, sull’HTML e altre stregonerie informatiche da guru di Silicon Valley?
In realtà su questi argomenti sono un autodidatta. E poi chi mi aiuta in questo campo, di solito, è Browser. Provate a scrivere a lui: misterbrowser@mondoparallelo.net.
Cosa c’è altro da dire? Molto poco. Forse che è facile incontrarmi nei miei post, in quello che scrivo. Lì io ci sono davvero, con tutte le mie contraddizioni, le mie utopie, le mie note malinconiche e ironiche e quelle senza tempo, la mia vita insomma. Sono nascosto, sovente neppure tanto bene, nei cambiamenti repentini di genere o di storia, nella frase di contorno buttata lì e che subito non si nota, ma che volendo, ad aver voglia e pazienza, si impara a riconoscere.















“Anche perché gli scrittori sono molto permalosi in relazione a quello che ‘partoriscono’. Anche se cinque minuti prima fanno la ruota per avere una critica spassionata da te, cinque minuti dopo hanno deciso di non salutarti neppure più perché gli hai contestato un aggettivo.”
Mon Dieu, questa sono io! Il problema è che, nel mio caso, dopo la fase permalosa subentra quella pseudo-depressiva da eterna insicura, che a volte mi porta a rinnegare interi scritti anche solo per una velatissima critica.
Sono un vero disastro.
Ok per il nick, ma perché una mucca come avatar?
Scerbanenco, sei praticamente il primo che incontro sulle piattaforme blog che non dico apprezzi, ma almeno SAPPIA di Scerbanenco! Ho amato il Cinquecentodelitti!
Ciao!
La mucca (al pari della gallina) l’ho sempre trovata molto buffa per quella goffa simpatia che suscita. E poi, essendo un po’ il simbolo di una vita rurale oramai quasi del tutto scomparsa, è in linea con i racconti di paese di cui è costellato il blog. Infine si ricollega al ‘latte’ del nickname. Avrei potuto mettere come avatar una baguette e o una brioche per la parte ‘briciola’ del nick, ma credo non avrebbe avuto una miglior riuscita. Almeno per me.
Grazie per essere passata di qui.
e quando briciolanellatte si mischiò con gocciadicaffé, il suo alter ego, nacque “Il ritorno dei gufi mannari” che è il ricordo di un blogger frollato alla ricerca di predizioni maya fallite. Ho usato concetti di questa pagina. Auguri. kiriosomega
“BriciolOnellatte” fa un sacco ridere
ps: grazie per l’ilike al mio ultimo post! onorata
Io non sono uno di quelli che storce il naso: ho passato un periodo di graforrea e Baricco è stato il mio mentore. Tutt’ora è il mio autore preferito.
Grazie per il “mi piace al mio blog”, è sempre un onore da un personaggio come te.
Anche io sono maschio e ho notato che abbiamo una forte passione in comune: ci piacciono le donne e neanche poco!!! Sei un grande
ciao,
il tuo apprezzamento per il mio ultimo scritto mi ha portato qua, e come molti prima di me, ti ho preso subito per una donna. Confusa dal tuo nick, ma anche dal fatto che in genere i miei lettori sono soprattutto donne.
Ho letto qualche tuo racconto, scrivi veramente bene e non sono la prima a dirtelo, a quanto leggo. Tornerò spesso….
ciao, Ornella
Grazie per le tue parole, sei molto gentile
e Antunes? Antonio Lobo Antunes?
Non ti piace?
uhm…seccante!
Me lo annoto
preparati alla meraviglia!
ma comincia a leggere i primi…non gli ultimi! Se no…esplodi!
(consiglio “In culo al mondo”…per iniziare…)