Arrivò in stazione alle 13.15: non sapeva se prendere subito il treno, restando senza mangiare, oppure fermarsi per un boccone e tornare più tardi in ufficio. Dopo qualche minuto di incertezza pensò che qualcosa di caldo, mangiato con calma, non gli avrebbe fatto che bene. Scelse uno dei tanti fast food della galleria, uno appartato, con poca gente. Si prese un trancio di pizza e una birra e si sedette a un tavolino d’angolo. Quasi subito un uomo di età indefinibile, con addosso un vestito che aveva l’aria di non essersi tolto da qualche mese, gli si avvicinò come se gli volesse chiedere un’informazione e, levando per aria un dito, gli disse: ‘Avesse ‘na monetina…’. Per tutta risposta lui si limitò a scuotere la testa ricordandosi di quante altre volte invece avesse in passato allungato soldi con facilità. Questo prima che i mendicanti si moltiplicassero a dismisura e diventassero un esercito senza fine. Il barbone, per nulla scoraggiato, iniziò con la medesima tiritera al tavolo vicino e, prima che se ne fosse andato, ne arrivarono altri, alla spicciolata, tra cui un posteggiatore con tanto di chitarra e una bambina, anch’essa sporca, che in modo insistente gli tirò persino la giacca. Infastidito, finì il bicchiere di birra, in fretta e furia, trascinando fuori dal locale il trolley. Si ritrovò contrariato, che ancora stava masticando, sotto il tabellone elettronico. Constatò che il treno delle 13.45 ormai lo aveva perduto: si recò in biglietteria e acquistò il biglietto per quello successivo. Durante il viaggio non riuscì a togliersi di dosso la sensazione spiacevole dell’incontro con la zingarella. Aveva notato un non so che di malizioso e subdolo nei suoi occhi che nulla aveva di infantile: era stata oltretutto maleducata tanto da avergli rivolto, al suo diniego di danaro, parole sicuramente dal significato sgradevole che per fortuna lui non aveva capito. Per cercare di distrarsi accese il computer. Aveva la relazione finale da terminare e ci avrebbe lavorato. Dopo una mezzoretta, proprio mentre il treno passava lungo la costa, ci fu lo schianto. Non si accorse di nulla, solo una frenata repentina dell’Eurostar durata qualche secondo, poi il buio. Si seppe solo qualche ora più tardi che dietro a una curva il treno era volato a 350 all’ora sopra una frana appena staccatasi dalla collina della Caprazoppa. Gran parte dei vagoni finì sugli scogli, uno in mare e l’altro, dopo essersi diviso in tre tronconi, si era sperduto come un proiettile vagante nella campagna salmastra. 253 morti. Compreso lui. Oh sì, era proprio morto, non aveva dubbi. Lui insieme agli altri si era ritrovato a osservare quel disastro dall’alto come in una fotografia aerea. Vedeva l’andirivieni dei soccorsi, dei vigili del fuoco, della polizia, dei giornalisti. Sembrava un film senza audio, visto senza passione, come se nulla più dovesse importargli. Poi, come aveva immaginato, si ritrovò in un tunnel con una luce abbacinante in fondo che lo attirava a sé; vide venirgli incontro migliaia di colori, uno diverso dall’altro, per poi apparirgli, come aveva sempre immaginato, un letto infinito di nuvole, tale e quale avrebbe potuto osservare fuori dall’oblò di un aereo a diecimila metri di altezza.
Se ne stette così, fermo, in quel silenzio assoluto, senza peso e senza tempo. Fino a quando si accorse che, in lontananza, un puntino luminoso avanzava lentamente verso di lui. Ci volle molto perché capisse che era un Angelo. O meglio era quello che aveva sempre immaginato potesse essere un Angelo. Era vestito di bianco, la barba lunga, gli occhi azzurri, un’aura iridescente dietro la testa. Si sentiva emozionatissimo: era il primo Angelo che vedeva. Era certamente venuto a prenderlo per condurlo in Paradiso. Quando gli fu accanto si beò di vederlo sorridere; era imponente, maestoso, la sua vista infondeva pace e serenità. Poi vide che l’Angelo alzò solennemente un dito come per indicare il Signore Altissimo che lo aveva mandato sin lì per lui e, parlando con l’eco, in quel modo cioè che aveva sempre pensato potessero parlare gli Angeli, disse: ‘Avesse ‘na monetina…’
Il Paradiso non può attendere
24 aprile 2012 di Briciolanellatte
Pubblicato in racconti, racconti di Poggiobrusco | Contrassegnato da tag angelo, barbone, blogtale, computer, morte, paradiso, treno | 25 commenti
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Non voglio risultare fuori dal coro. Bel pezzo, ma, stavolta, ho la netta sensazione del deja vù…
Davvero. Ne ho letti un sacco, di tuoi racconti; questo è speciale.
Tra le cose che amo di più, ci sono le storie con finali ben riusciti.
Subito dopo viene l’ironia, quella ben fatta.
In fine, mi piacciono i racconti che fanno riflettere, anche solo per sbaglio.
Complimenti, è sempre un piacere passare da qui.
Grazie Ferdinando.
Grazie per i like, spesso passo a leggerti anch’io. E anche quest’ultimo racconto, come gli altri, è molto bello. Un abbraccio!
Eh ma così non vale.
Però mi ha ricordato un romanzo di Stephen King L’occhio del male.
Anche gli Angeli mendicano una monetina per metterti alla prova. Se sei generoso vai con lui, altrimenti passerà Belzebù e dice ‘Avesse ‘na monetina…
Sempre fortissimo e ironico sei.
Un saluto serale
Davvero, meno male che l’Eurostar qui da noi non passa…..
TT
Non è così strano pensare di aver negato la gentilezza a una persona speciale, e questo potrebbe essere il senso del tuo racconto, ma mi viene anche da pensare che, di questi tempi, non è nemmeno così difficile pensare che pure i santi abbiano i debiti…
Sempre belli i tuoi racconti….
Buona serata
molto bello una parabola moderna ciao
Bellissimo e tremendo. E a quel punto, di sicuro, lui non aveva la monetina da dare per il suo riscatto.
Ciao il tuo post è bellissimo!!!!!!
(non penso…)
volevo chiederti però una cosa…
io non so usare wordpress però ho trovato una pagina del sito che rigurda solo i racconti come si fa a finire nella lista dei racconti??
non so se sono stata molto chiara…
Prima di pubblicare il tuo post non devi far altro che aggiungere, nel box a destra dove è scritto ‘Categories’, la parola ‘racconti’ per poi cliccare su ‘aggiungi una nuova categoria’ non dimenticando di spuntare sul quadratino comparso accanto alla parola ‘racconti’ che hai così aggiunto. Se non hai capito cercherò di spiegartelo altrimenti…
credo di avercela fatta grazie mille
Bene, ne sono felice
molto bello
per fortuna credo che l’eurostar non passi da Finale o si?
No, infatti, era solo una citazione che mi è cara al cuore…
perchè frequenti quell’ameno paese
denominato “Città di Finale”?
scrivi molto bene…
Non capisco però cosa del nick tragga in inganno. Sono nove anni oramai che me lo chiedo…
forse solo per disattenzione “Briciola”
non volevo certo offenderti
Offendermi? E perché mai? E’ piuttosto una concreta curiosità che non riesco a togliermi: mi succede molto più spesso di quello che immagini.
Devo confessare che il finale mi ha fatto ridere, è veramente eccezionale.
Direi una punizione con i fiocchi, c’è in questa sottile ma fondamentale ironia, a mio parere, una gran lezione di vita.
Bravissimo
Ciao, Pat
bellissimo