Questione di visibilità

bar, paeseIl mio amico Browser è sempre chiuso in casa, o meglio, nella sua roccaforte di computer e cavi. È difficile vederlo in giro. È per questo che mi meravigliai molto nel trovarlo nel bel mezzo della piazzetta di Lughi, leggermente incurvato nelle spalle enormi e con la pancia insolitamente prominente. Sembrava Magilla Gorilla in fase depressiva.
«Browser! Che fai qui?»
«Eh?» mi rispose lui come si stesse risvegliando.
«Ti ho chiesto cosa fai qui, con quella faccia, poi…»
«Niente…» mi fece lui vacuo. «È che oggi mi sembra di essere invisibile. Nessuno mi saluta, nessuno sembra accorgersi di me.»
«Be’, io però ti ho visto e ti ho salutato.»
«Già, ma tu non conti.»
Preferii non approfondire il senso di quella frase, anche perché sicuramente me ne sarei pentito.
«Vieni, ti offro un caffè.»
Lui mi seguì come un cagnolino (anzi un cagnolone) fino al vicino Bar del Cinghiale, ma appena sulla soglia, una signorina minuta, piccolina, in uscita veloce dal locale, gli finì letteralmente contro rimbalzando sulla sua pancia. Poi si guardò attorno spaesata come se non avesse capito con cosa si fosse scontrata.
«Visto?» mi disse Browser con un mezzo ghigno di compiacimento.
Al banco ordinai due caffè, di cui uno macchiato.
«Non farci caso…» gli feci io cercando di sdrammatizzare. «La verità è che la gente è spesso distratta.»
Poco dopo il cameriere portò entrambi i caffè a me, senza neppure considerare il mio amico. Passai il macchiato a Browser prima che se ne accorgesse, ma i suoi occhi si erano già fatti acquosi come quelli di un basset-hound con il raffreddore che avesse perso improvvisamente la cuccia. Meditabondo, girò a lungo il cucchiaino nella tazzina quasi ci volesse fare un buco sul fondo. Trascorse ancora qualche minuto in un silenzio imbarazzante così mi voltai verso di lui e dissi:
«Dai adesso non fare scherzi, Browser, dove sei finito?»
Lui alzò il capoccione e mi guardò con aria sorpresa:
«Ma sono qui…» la voce era bassa e gutturale.
«Ha visto per caso il signore che era con me, un po’ grosso, con una montagna di capelli arruffati… è… è sparito!» chiesi a Oreste, il barman.
«No, mi spiace non ho visto proprio nessuno; anzi, mi sembra proprio che lei sia entrato nel bar da solo» mi disse lui reggendomi il gioco.
Browser nel frattempo si era messo ad agitare le braccia davanti a me eseguendo dei salti sul posto che lo facevano assomigliare a un ippopotamo che facesse aerobica.
«Sono qui! Sono qui!» ripeteva incantato.
«Ma dai che stavo scherzando…» gli feci ridendo. «Cioccolatino?»

21 pensieri su “Questione di visibilità

  1. io quando al bar ordino più di un caffè e tutti normali dico nessuno macchiato..ma confondo sempre chi li fa perchè il non macchiati non è contemplato e spetta a loro chiedere se devono macchiarli..’notte birba

  2. Capisco che il tuo sia, per stessa definizione, un *mondo parallelo*, ma perchè le storie che vai tessendo hanno sempre un che di inquietante? :/

    Un bacio, *brì*.

  3. il post è lieve e allegro, ma mi ha fatto pensare anche a una cosa seria: al fatto che a volte si stia vicino alle persone come se fossero invisibili, non dovrebbe mai essere così….